Bakary, dal Gambia a Bari: “Qui aiuto i bambini nel doposcuola e sogno di diventare diplomatico”

Bakary, dal Gambia a Bari: “Qui aiuto i bambini nel
doposcuola e sogno di diventare diplomatico”

bari.repubblica.it

 

 

“Voglio laurearmi e intraprendere la carriera diplomatica per aiutare gli altri”. Bakary M.
Conteh, 28 anni a luglio, è arrivato dal Gambia il 24 marzo 2016. Prima di sbarcare a
Pozzallo a bordo di una carretta del mare salpata da Sabrata è stato rinchiuso per sette
mesi in un carcere libico. “Senza motivo”. Prima ancora la traversata del deserto, a tratti
anche a piedi, fra Senegal, Mali, Burkina Faso e Niger. Un passato tormentato che gli è
valso il riconoscimento dello status di rifugiato. Ma ora quel passato non conta. Gli occhi
di Bakary guardano al futuro. Alle aule dell’Università di Bari. Lo ripete come un mantra in
occasione della Giornata mondiale del rifugiato.
Conteh vive nel capoluogo pugliese e con l’aiuto della cooperativa Terra Nostra –
selezionata dall’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati e Intersos nel
programma PartecipAzione – punta a mettere in tasca una borsa di studio. “Con quella
potrò iscrivermi alla facoltà di Scienze politiche. Ma sto già studiando: ho comprato un
libro e spero che la mia domanda venga accettata”.

“Ci penso da quando sono arrivato a Pozzallo. La prima cosa che mi avevano chiesto è
stata: ‘Come pensa di trascorrere la permanenza in Italia?’. Ho risposto così: ‘studiando’.
Perché imparare signica vivere. Soltanto così il mondo può andare avanti. E dobbiamo
farlo insieme”.
Per questo sogna la carriera diplomatica.
“Ma mi piacerebbe anche lavorare in una ong. Vorrei aiutare i miei fratelli, chi ha vissuto
la mia condizione. La pandemia lo ha dimostrato: siamo tutti uguali, non è questione di
latitudine, colore della pelle o religione. Il virus ha colpito tutto il mondo. Allora si cresce
insieme. E come si cresce senza imparare?”.
Le hanno riconosciuto il suo diploma?
“Sì, i ragazzi del progetto #Educationrst mi hanno aiutato anche in quello. Ora il mio
diploma e gli anni di studio nella mia High School, in Gambia, valgono anche qui.
Altrimenti sarei tornato indietro. E sarebbe stato troppo brutto. Così invece posso
continuare a studiare. Posso andare avanti. Se tutto va bene, mi dicono che
probabilmente a settembre potrò iscrivermi all’Università. E pazienza se i corsi sono
soltanto in italiano. Non fa niente, l’ho imparato nei due anni passati a Corato, ospite di
un Cas, un Centro di accoglienza straordinaria”.
Intanto di cosa si occupa?
“Faccio l’archivista in un’agenzia di Bari, mi occupo della digitalizzazione dei documenti.
E poi faccio parte del Servizio civile nazionale. Con l’Arci di Bari abbiamo fatto
doposcuola a favore dei bambini della città: li aiutavo in italiano, matematica, geograa e
soprattutto in inglese. Siamo partiti il 14 febbraio, poi ci siamo dovuti fermare per il
lockdown. Ma non ci siamo fermati. Anzi. Abbiamo aiutato l’assessorato al Welfare del
Comune con lo sportello telefonico che raccoglieva le richieste di aiuto”.
E prima ancora? Che cosa c’è nel suo diario?
“Non voglio parlare del mio passato in Gambia. È troppo doloroso”.
Va bene, torniamo a Pozzallo.
“Dopo le pratiche burocratiche ci hanno portati in Puglia. E io sono sempre rimasto nella
regione. Prima a Corato, poi nelle campagne di Foggia e dintorni: raccoglievo i pomodori
come tanti di quelli che hanno una storia simile alla mia. Dopo ho anche lavorato al
Grande Albergo delle Nazioni di Bari. Davo una mano alla reception, scaricavo i bagagli
dei clienti, cose così”.
Dove vive oggi?
“Ho una seconda famiglia a Bari. Una coppia barese mi ha accolto come un glio e vivo
con loro da qualche mese. Da quattro mesi. Mia madre e mia sorella sono rimaste in
Africa: mia madre si divide fra Senegal e Gambia, mia sorella è rimasta in quest’ultimo
Paese. Le sento ogni tanto su WhatsApp”.
Il sogno nel cassetto è la diplomazia. Ma non è l’unico.
“Mi piacerebbe per aiutare gli altri, però c’è un’altra cosa”.
Cioè?
“Vorrei aiutare a cambiare la mentalità delle persone. Ci sono ancora troppi pregiudizi,
tante ingiustizie verso chi ha un’altra pelle. Io voglio dare un contributo, il mio contributo.
Voglio lavorare per la pace”